Giovani e violenza


Quanta violenza si annida nel cuore dell’uomo! Violenza criminale che si accanisce sui più deboli, che cova nella mente e nel cuore per manie psicotiche, che imprigiona e tortura le persone come fossero oggetti di cui disporre a proprio piacimento e su cui rivendicare il diritto di vita e di morte

Che si tratti di giovani o di adulti nulla cambia. A qualunque età si può essere brutali e feroci, incapaci di gestire i propri sentimenti a cui si dà sfogo per istinto, senza la minima capacità di autocontrollo e di autocritica oggettiva e razionale.

Ormai quotidianamente non ci arrivano solo notizie di donne uccise da uomini possessivi e gelosi, ma si moltiplicano purtroppo anche le violenze compiute insensatamente da giovani impulsivi e aggressivi, convinti che il modo migliore per risolvere i loro problemi sia usare pugni, calci e perfino armi. 

Rappresentano un preoccupante fenomeno le baby gang che sono in crescita non solo nei quartieri urbani più degradati ma anche nelle zone più centrali delle metropoli e che agiscono con freddezza e crudeltà contro malcapitati di ogni età, accanendosi con particolare veemenza contro i più giovani.


Anche nelle scuole sono sempre più diffusi i comportamenti prevaricatori e violenti. Una volta gli studenti prendevano di mira soprattutto i loro docenti per un cattivo voto o perché sottoposti a pressioni psichiche insistenti. Bucare i copertoni dell’auto o piazzare una bomba carta davanti al cancello di casa erano episodi che accadevano con una certa frequenza, messi in atto anche da “bravi ragazzi” appartenenti a famiglie “per bene” e rispettabili.

Personalmente ricordo con lucidità alcuni fatti che si sono verificati nelle scuole in cui ho insegnato e che hanno suscitato in me forti preoccupazioni soprattutto perché non constatavo, da parte di chi avrebbe dovuto porsi il problema - presidi, docenti e genitori - un adeguato approccio alla situazione.

I commenti purtroppo erano spesso: “Una ragazzata!!” E i provvedimenti disciplinari e gli interventi educativi inesistenti.

Oggi il fenomeno è ancora più preoccupante e si assiste a un progressivo incremento della violenza nei confronti dei propri coetanei. Gli studenti, ma anche i loro genitori, prendono a calci e pugni docenti e compagni di classe e non è raro il caso di aggressioni anche armate.

La recente notizia dell’omicidio di un giovanissimo studente per mano di un compagno di scuola armato di coltello ci ha lasciato tutti sgomenti e increduli.


Ma chi frequenta la scuola e gli ambienti giovanili sa che molti ragazzi, con assoluta naturalezza, vanno in giro “armati” per difendersi da eventuali aggressioni o per minacciare e regolare i conti con i loro avversari. 

Spesso si sottovalutano questi comportamenti quando invece bisognerebbe considerarli come la punta di un iceberg. Si tratta infatti di un malessere diffuso, che va ben oltre il già grave fenomeno del bullismo, e che abita molti giovani che assumono con frequenza atteggiamenti da veri boss mafiosi.


Si scarica sulla scuola la responsabilità di questo disagio scarsamente attenzionato e non c’è alcun dubbio che essa sia giustamente, insieme alla famiglia, l’agenzia educativa più direttamente chiamata in causa.

Le istituzioni cercano di correre ai ripari solo quando un nuovo eclatante fatto violento investe la società ma poi, stemperato l'orrore del momento, si ricade nel più assoluto e generale disimpegno.

Si pensa che basti un nuovo decreto “sicurezza” con nuovi divieti e pene più aspre o un metaldetector all’ingresso delle scuole per risolvere il problema, quando invece la questione è molto più complessa di quanto si riesca a immaginare, perché investe la sfera educativa di cui la società nel suo insieme è direttamente responsabile, dai media ai social, dalla politica alle leggi di mercato che hanno fortemente squalificato il valore della persona e della sua dignità, alimentando l’avidità e la violenza, e spingendo alla ricerca del potere, della ricchezza e del profitto a ogni costo.


Se poi teniamo conto del momento storico attuale che stiamo attraversando a livello mondiale, i rimedi repressivi e le iniziative di controllo rischiano di apparire estremamente inefficaci se non addirittura banali e retorici

Non possiamo infatti chiudere gli occhi davanti alla realtà con la quale conviviamo ormai da anni e che ha ulteriormente peggiorato lo stato psichico ed emotivo dei più giovani e capovolto la gerarchia dei valori che ritenevamo stabili e solidi, almeno idealmente.

L’aria che respiriamo ogni giorno, oggi più che nel passato, è irrimediabilmente avvelenata da venti di guerre, di massacri e di violenze di ogni genere, alimentati dalla crescente produzione e vendita di armi sempre più devastanti e sofisticate.


La vita umana sembra non avere più alcun valore. Le immagini quotidiane di cumuli di macerie e di cadaveri, di spietate aggressioni ai civili, solo perché immigrati o poveri, anche da parte di chi dovrebbe tutelarli, accostate ai volti soddisfatti e giulivi di capi di Stato che possiamo definire criminali impuniti, ne sono una chiara e triste dimostrazione.

Corrotti, inadeguati e violenti, coinvolti in scandali finanziari, sessuali e pedofili, con la loro immaturità, avidità e insensatezza, ostentano ogni giorno le loro facce di bronzo e i loro muscoli d’acciaio calpestando i diritti e le vite degli esseri umani come fossero melma e spazzatura da discarica, offrendo, senza provare alcun imbarazzo, esempi di comportamento vergognosi e raccapriccianti, davanti al silenzio o alla complicità del resto del mondo.


Come possiamo dunque pensare che tutto ciò sia assolutamente insignificante e ininfluente sulle giovani generazioni, quando i messaggi che arrivano loro quotidianamente sono sfacciate dimostrazioni di prevaricazione, di prepotenza, di insensibilità e arroganza?

Chi ha il compito di garantire e tutelare la legalità non ha di essa alcuna considerazione e alcun rispetto. 

E chi pensa di poter risolvere il grave problema della violenza giovanile soltanto inasprendo le pene non ha il senso della realtà e assomiglia a quei genitori che proibiscono severamente ai loro figli il fumo e la droga, punendo anche severamente le loro trasgressioni, mentre essi stessi ne sono i più convinti e incalliti consumatori.



Commenti

  1. Da Salvo Patane '
    La violenza ( nelle sue mille manifestazioni e sfumature) è presente in un modo esagerato nella nostra vita quotidiana.
    Dalla guerra fra popoli a quella tra famiglie, ai femminicidi, al bullismo, alla prevaricazione spicciola e a quella internazionale fra gli stati più potenti verso quelli piu' deboli abbiamo ormai fatto il pieno fra tv, giornali, social e internet.
    Diceva un pensatore che le grandi guerre sono la somma di tante piccole guerre che cominciano nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, nei nostri parlamenti, nelle organizzazioni nazionali ed internazionali !
    Quindi bisogna cominciare a lavorare primariamente sui nostri cuori, sulla nostra formazione e su quella dei nostri figli e nipoti
    Poi a continuare, incidere sui programmi educativi delle scuole, delle parrocchie, degli oratori, dei mezzi di comunicazione di massa.
    Più che di " maestri " la nostra società ha bisogno di " testimoni ",
    di persone che spendano la loro vita per portare esempi positivi,
    impegno nel volontariato , una visione che superi le piccolezze ,le divisioni, i contrasti che non portano da nessuna parte.
    Buon lavoro a tutti !
    Salvo Patane'

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  2. L’albero si riconosce dai frutti, questo è quello che abbiamo seminato in questi anni. Occorre una rivoluzione pacifica che si opponga alla violenza, all'indifferenza, al qualunquismo, che si faccia carico di progetti educativi, progetti politici, e si faccia carico del momento storico che viviamo sostituendo il “me ne frega” col “me ne faccio carico”, seminando semi di pace prima di tutto nei nostri cuori, poi in ogni realtà che la vita ci mette davanti. Un abbraccio ad Aurora. Mirio

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