Il tempo che ci vuole
Ci sono espressioni che, pur nella loro brevità, sintetizzano la vita intera. Esse invitano alla riflessione e insegnano buon senso e saggezza.
Spesso le troviamo scritte come moniti lapidari su oggetti che non hanno un importante valore ma che vengono rivestiti di significato e resi particolarmente preziosi dal messaggio che ignari veicolano.
Una di esse mi è capitata per caso sotto gli occhi mentre visitavo un negozio di casalinghi. Era scritta a chiare lettere su un minuscolo oggetto, un piccolo timer da cucina per la misurazione dei tempi di cottura.
“Ci vuole il tempo che ci vuole”, ammoniva.
Immediatamente sono rimasta lì inchiodata a pensare, a scandagliare dentro quelle povere parole che scavano nell’intimo e portano a galla verità sopite, dimenticate e sepolte, o pezzi della nostra quotidianità che bruciano scottanti sulla pelle risvegliando inquietudini e progetti ancora incompiuti e sospesi.
Così, più che i tanti bellissimi oggetti esposti, dai quali mi sento sempre potentemente attratta per una specie di richiamo iscritto nel mio DNA, è stata quella frase a rapirmi e a inchiodarmi, trasportandomi su un’altra sponda, quella del senso della vita e dei grandi interrogativi che l’accompagnano, spingendomi prepotentemente a pensare e a fare i conti con la realtà.
La frase richiama vagamente un testo di rara bellezza e di impareggiabile poesia che fa da eco di sottofondo a questo saggio insegnamento.
È contenuta nel libro di Qoelet, detto anche Ecclesiaste, uno dei preziosi testi sapienziali della Bibbia:
“Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace“ (3,1-8).
Con queste intense espressioni, la Bibbia ci ricorda con saggezza l’alternarsi delle stagioni della vita che si susseguono indipendentemente dalla nostra volontà e che sono ora liete e spensierate, ora tristi e angoscianti, ma di cui non conosciamo mai la durata.
Una cosa però è certa: nulla è eterno su questa terra perché tutto passa e finisce. Per fortuna anche la guerra!
La frase scritta su quel piccolo timer, invece, aggiunge qualcosa di diverso a queste considerazioni. Parla del protrarsi dei giorni e della durata del tempo che scorre, insegnandoci a usare pazienza e resistenza finché tutto si compia raggiungendo il suo compimento.
Troppe volte vorremmo bruciare le tappe, risolvere all’istante i nostri problemi, uscire subito da una situazione di disagio o di sofferenza, vedere immediatamente i risultati dei nostri sforzi, accorciare i tempi dell’attesa, specie quando ci sembrano eccessivi, sproporzionati, inspiegabili e inaccettabili.
E invece no. Non funziona così la vita. Ogni traguardo richiede un attraversamento, un passaggio da una tappa all’altra, un’attesa, l’accettazione di tempi morti nei quali non si può fare altro che attendere e lasciar passare inesorabilmente “il tempo che ci vuole”.
A volte può volerci una vita intera per riuscire a vedere finalmente una luce in fondo al tunnel che si sta attraversando!
Ed è così anche nelle piccole cose. Bisogna attendere ogni volta il tempo che ci vuole. Perché la fretta, l’ansia, l’impazienza, non modificano per nulla la realtà ma fanno crescere soltanto il nostro affanno e il nostro stress.
Dobbiamo dunque avere pazienza con noi stessi, con gli altri, con gli intoppi che ostacolano i nostri programmi e che allontanano i nostri obiettivi.
E dobbiamo quindi convincerci continuamente e non soltanto una volta che ci vuole per ogni cosa il tempo che ci vuole!
E non solo quando ci accingiamo a cuocere una pietanza, come intende ricordarci quel piccolo timer con il suo efficace messaggio, ma sempre, in ogni situazione che viviamo.
Per esempio, quando attendiamo l’esito di un accertamento clinico.
O quando aspettiamo che un figlio cresca e maturi, imparando a comportarsi con responsabilità.
O quando dobbiamo elaborare un lutto o superare il trauma di una separazione.
O quando prepariamo un esame, o vogliamo conseguire una laurea.
O quando aspettiamo un operaio per un lavoro e ripetutamente ci lascia in asso con un appuntamento rimandato.
O quando restiamo bloccati nel traffico e inevitabilmente arriviamo in ritardo a destinazione.
O ancora quando siamo in fila al supermercato, in un ufficio, o alla fermata di un autobus e percepiamo che tutto è paralizzato e non si procede neppure di un millimetro.
Gli esempi possono essere infiniti e ognuno di noi potrà stendere sicuramente un fitto elenco di situazioni che scandiscono i suoi giorni e mettono alla prova la sua pazienza, specie quando il proprio carattere non è allenato all’attesa.
Sapere attendere lo svolgersi degli eventi arrendendoci a tutto ciò che non possiamo cambiare, dopo averle provate tutte, pensando con distacco che le cose raggiungeranno il loro punto di arrivo senza il nostro intervento: ecco un piccolo segreto per non farsi logorare ogni giorno di più dai contrattempi dalla vita!
La natura ce lo insegna continuamente e ce lo mostra a chiare lettere con i suoi ritmi e i suoi cicli di vita.
Ci vuole il tempo che ci vuole per concepire un bimbo, per farlo nascere e crescere, per far germogliare un seme, per fare sbocciare un fiore, per far maturare un frutto, per far crescere un albero, per far sorgere il sole e vederlo tramontare, per far cessare il rigido inverno e vedere ritornare il tepore.
Purtroppo l’uomo, con la sua mania di grandezza, ha stravolto la natura, manipolandola e sottomettendola al suo volere e alla tecnologia impazzita, e ha dimenticato le sue leggi e i suoi insegnamenti.
Egli si sente ormai creatore del mondo e della vita e crede di poter tenere in pugno ogni cosa, decidendo arbitrariamente la sua esistenza e il suo destino.
Se riuscissimo invece a ritornare alle sorgenti della natura, guardando con stupore il miracolo che si avvera continuamente sotto i nostri occhi, quando i semi germogliano e le piantine crescono e fioriscono senza il nostro minimo intervento, allora recupereremmo anche quella saggezza che serve ad affrontare con equilibrio e misura ogni situazione e guadagneremmo anche in salute e serenità.
Aurora cara,chi meglio di me sa che ci vuole il tempo che ci vuole? Delle volte però aspettare corrode,scoraggia,si cambia rotta.Si scelgono strade più facili,si evitano gli ostacoli che inevitabilmente si presentano.Ecco bisognerebbe ricordare più spesso di avere pazienza,non affrettarsi e tutto prima o poi andrà al suo posto.
RispondiEliminaFrancesca
Da Salvo Patane '
RispondiElimina" Pi ogni cosa ci voli tempu! "
La pedagogia del contadino che pianta il seme ed attende pazientemente il raccolto . Se non interverranno intemperie a danneggiarlo o a vanificarlo.
Questa filosofia sarebbe quella ideale da applicare alla nostra vita.
Ma non sempre, anzi , il più delle volte non ne siamo capaci .
Vorremmo tutto e subito !
Non ci piace attendere.
Sappiamo che c'è un tempo per ogni cosa, ma preferiremmo scegliere tutte le cose piacevoli, che ci gratificano, piuttosto che quelle che ci prostrano e ci mettono a dura prova.
È facile " credere " quando tutto fila dritto nella nostra vita.
È più difficile " credere " quando la malattia, specie se cronica e inguaribile , bussa alla nostra porta.
Io sinceramente ne farei a meno. È vero che chiedo anche la forza di potere sopportare tutto quello che mi affligge. Ma mi accorgo che ogni tanto non ce la faccio e ,come Giobbe ,chiedo perché questo accanimento contro di me.
È vero che se accetto il bene devo accettare anche il male. Ma una cosa è dirlo, pensare che ciò sia ragionevole, un'altra quando ti impedisce di camminare , di uscire, quando ti toglie il respiro, non ti fa riposare nemmeno la notte.
E vorrei che questo tunnel avesse una via di uscita !
Salvo Patane '
Carissimo Salvo ti pensiamo sempre con profondo affetto. Io e Carmelo.
EliminaSilvana Schifano
Grazie Aurora.
RispondiEliminaBellissima questa tua riflessione soprattutto in un'epoca in cui la tecnologia ci sta abituando a "bruciare i tempi" senza renderci conto che con questo modo di fare stiamo progressivamente perdendo la capacità contemplativa. Carlo Croce
Grazie! Ho letto con piacere e condividendo le tue riflessioni: un invito a saper attendere, ma anche a non scoraggiarsi e perseverare perché se ciò che stiamo aspettando é giusto ed é buono per noi arriverà, prima o dopo, e grazie al nostro impegno. Non siamo padroni del tempo, ma dobbiamo imparare ad usarlo e a farne tesoro. Clarabella
RispondiEliminaGrazie Aurora
EliminaCome sempre è un vero piacere leggerti.
Equilibrio e saggezza portano alla pazienza.
Il mio conforto è la preghiera.
Silvana Schifano
EliminaGrazie Aurora per questa sapienziale riflessione sul tempo e sull'attesa del compimento. Saper attendere è un atto di fede e di speranza. È un atto che dobbiamo riconsiderare in un tempo come il nostro caratterizzato dalla rapidità e dall'immediatezza. Un abbraccio. Maria Cristina Scorrano
RispondiEliminaGrazie Maria Cristina! Il tempo è uno dei temi su cui rifletto costantemente ogni giorno e davanti al quale mi sento il più delle volte piccola e sperduta 😔 Ti abbraccio 😘 Aurora
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